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Il Milan torna al Gran Ballo dopo 7 anni

Il cuore pulsante del Milan, dopo un’aritmia durata sette lunghi anni, torna a palpitare con il suo ritmo consueto, in armonia con quella musichetta, che tanti ricordi riportano alla memoria dei tifosi rossoneri. Sette, come le coppe dalle grandi orecchie custodite nella bacheca dei trofei. Sette, come l’ultima data del trionfo di Atene nella prima decade del 2000. E come allora fu il capitano Maldini a tenere unite le redini della squadra dopo il naufragio di Istanbul, oggi, nella veste di direttore tecnico, è ancora lui a riportare il Milan per mano al “Gran Ballo”.

Certo potrà apparire come un ballo delle debuttanti per i giocatori rossoneri e lo stesso tecnico Pioli, tuttavia, sia la squadra, che i tifosi, così come le altre blasonate d’Europa, sono ben consci del DNA milanista. È naturalmente poco plausibile credere in una veloce risalita verso la ristretta élite delle final eight, nessuno se lo aspetta, nessuno lo pretende. È innegabile però che il primo passo è stato fatto, rispettando la filosofia di contenimento dei costi e puntando su giovani talenti in aiutati a maturare con l’innesto di un paio di veterani dalla forte personalità. Adesso lo scopo deve essere portare a compimento l’evoluzione dei migliori giocatori in rosa e l’inserimento graduale, durante le varie sessioni di mercato, di elementi già pronti se non addirittura di livello internazionale. Solo così il Milan potrà tornare tra le migliori, costruendo un nuovo zoccolo duro.

Maldini e il milanismo

Chi se non Maldini può tentare di ricostruire questo zoccolo duro? È vero che da pochissimo tempo ricopre una carica dirigenziale, ma il lavoro svolto in questi due anni e la gestione del caso Donnarumma hanno sciolto ogni riserva sulle sue capacità. Sentire il rossonero come una seconda pelle è nel DNA dei Maldini da due generazioni, augurandoci che ce ne possa essere una terza, e più di 60 anni. Fu Cesare a sollevare la prima Coppa dei Campioni della storia del Milan, e delle italiane in generale, così come fu Paolo a issare l’ultima nel 2007. E proprio quella squadra ha rappresentato il canto del cigno dello zoccolo duro storico di epoca berlusconiana iniziata quasi vent’anni prima con Sacchi e gli invincibili.

Adesso Paolo Maldini ha il compito di ricreare quel senso di attaccamento alla maglia, a Milanello, ai tifosi che ha sempre fatto la differenza nel Milan in Italia, ma soprattutto fuori dai confini. Il primo messaggio è stato recapitato proprio a colui che sarebbe potuto diventare il simbolo di questa rinascita nello spirito rossonero. Nessuno è più grande del Milan, neppure il portiere più forte del mondo in prospettiva. L’attaccamento ai colori si dimostra portando il contratto firmato in bianco alla dirigenza, come Maldini, Baresi e Costacurta facevano, non baciando la maglia e pretendendo poi cifre folli all’ultimo minuto. Così, con garbo e classe, Paolo ha pregato Donnarumma e il suo ingombrante agente di accomodarsi all’uscita e chiamare il primo taxi disponibile.

Chi crede nel Milan segua Maldini

La rotta è tracciata. Il capitano indica la via. Il primo ufficiale Pioli richiama l’equipaggio a mantenere alta la concentrazione durante la navigata in Champions 2021/22, mentre il secondo ufficiale Ibrahimovic detta l’esempio con la sua professionalità. Ogni uomo è fondamentale a bordo in mare aperto, ma non tutti sono adatti a entrare in pianta stabile a far parte dell’equipaggio regolare per più traversate. Sarà allora che vedremo chi respirerà a pieni polmoni l’aria Milan e chi invece è solo di passaggio sul ponte della nave.

Fare bella figura nell’anno del ritorno nell’Europa dei grandi potrebbe essere cruciale per alcuni giocatori affinché comincino a sentire cosa vuol dire giocare nei grandi palcoscenici con il Milan e ottenere risultati. Essere in quarta fascia nelle urne di Nyon certamente pone la squadra nelle condizioni di poter incrociare corazzate ben più fornite di potenza di fuoco. Tuttavia, anche laddove l’ostacolo sia il più ostico immaginabile, il Milan deve presentarsi da Milan, ovvero la squadra europea con più trofei, seconda solo al Real Madrid. Inconsciamente questo lo sanno anche gli avversari e i tifosi sugli spalti, ma proprio per questa ragione i giocatori devono prendere rapidamente confidenza con il DNA internazionale del Milan. Più la squadra acquisirà consapevolezza, più i colori rossoneri aderiranno alla loro pelle.

Dove migliorare nei reparti: Difesa

Lasciato andare per la sua strada Donnarumma il Milan ha immediatamente ricoperto il buco venutosi a creare tra i pali con l’acquisto di Mike Maignan, nazionale francese e neo campione della Ligue1 con il Lille. Non avrà i doni che Madre Natura ha fornito al nativo di Castellammare di Stabia, ma ha le sue affidabili caratteristiche e una forte personalità da mettere in campo. La retroguardia titolare con il sicuro riscatto di Tomori dal Chelsea, un ottimo Kjaer, soprattutto tatticamente, il treno direttissimo sulla sinistra rispondente al nome di Theo e un miglioratissimo Calabria, appare un reparto tutto sommato solido.

L’esplosione di Tomori ha posto anche la questione se rinnovare il capitano decaduto Romagnoli, che difficilmente rimarrà per fare la riserva, ma che lascerebbe a malincuore l’ambiente rossonero. In panchina Gabbia può rappresentare una terza scelta, ma in caso di cessione dell’ex titolare la società probabilmente si guarderà attorno per identificare l’innesto che possa far fare un ulteriore step a tutta la difesa. Magari un giovane opzionato dall’ottima squadra scout del Milan guidata da Moncada. Il possibile riscatto di Dalot e la continua maturazione di Kalulu completano adeguatamente l’attuale panorama del reparto arretrato milanista.

Dove migliorare nei reparti: centrocampo

Qui entriamo nei domini del presidente: Franck Kessié. In attesa di rinnovo, data la scadenza nel 2022, la dirigenza non ha assolutamente intenzione di perdere questo instancabile perno del centrocampo, nonché tra i leader della squadra. Le richieste dell’ivoriano sono importanti è vero, ma la società non può permettersi di tirare troppo al ribasso. Le prestazioni del giocatore, così come la sua professionalità e abnegazione ai colori rossoneri meritano un riconoscimento considerevole. A maggior ragione se i colossi europei si interessano a lui. Kessié si trova bene al Milan e con lo spogliatoio. Lui potrebbe essere una colonna portante della rinascita milanista, come lo è già stata quest’anno, e Maldini questo la sa bene.

C’è poi la controparte del presidente, ovvero il metronomo Bennacer, che finché non ha avuto problemi fisici a fine novembre dettava ritmi e pressing del gioco del Milan. Adesso declina la chiamata della nazionale algerina per sottoporsi a un intervento al piede ed essere così pronto per il ritiro con il Milan per affrontare una stagione che potrebbe consacrarlo definitivamente. Anche lui dichiaratamente incedibile dalle parole di Maldini.

Parentesi Tonali

Sandro è partito in ritardo con la preparazione lo scorso anno a causa di un infortunio, poi la pressione della maglia per cui ha sempre tifato ne hanno rallentato la presa di confidenza e richiamato su di lui alcune critiche. Tuttavia, le qualità del giocatore sono indubbie e generare un Locatelli bis sarebbe oltremodo criminoso data l’ingente somma che Cellino ha preteso per lasciar partire Tonali. La pazienza è la virtù dei forti, dice il saggio. Se dovesse crescere insieme alla squadra in questa nuova esperienza in Champions League, potrebbe rappresentare un’altra colonna per il Milan che verrà. Se a questi tre elementi la dirigenza riuscisse ad inserire un altro giocatore, magari d’esperienza, fatto e finito, Pioli potrebbe contare su due coppie intercambiabile a seconda dell’occasione nel centrocampo a due.

Dove migliorare nei reparti: attacco

È proprio nel reparto avanzato che le voci di mercato al momento sono più calde, e i nomi che vengono paventati vanno dal buono, all’ottimo al sogno. Le grandi manovre potrebbero aprirsi con l’addio di uno degli artefici della splendida stagione del Milan 2021: Hakan Calhanoglu. Il turco ha ricevuto dal Qatar una ricca offerta di 8 milioni a stagione, tre più di quanti ne chieda al Milan e il doppio rispetto quanto offrirebbero i rossoneri. Nelle ultime ore però si fa insistente anche una voce su una possibile offerta della Juventus intorno ai 6 milioni bonus inclusi. Sembra quindi abbastanza segnata la strada del numero 10 milanista. D’altronde come nel caso della gestione Donnarumma, il Milan è fermo sulle sue decisioni e questa è la linea dirigenziale maestra.

Buono

Si apre quindi il ventaglio del possibile sostituto a partire dal buon Ilicic, occasione rapporto qualità prezzo da non sottovalutare, nonostante le 33 primavere dello sloveno. I contrasti con Gasperini lo porteranno sicuramente lontano da Bergamo, tutto dipende a che cifra. Si parla di una richiesta tra gli 8 e 10 milioni ma a 6 probabilmente si chiuderà. Così almeno credono dalle parti del Milan.

Ottimo

La seconda opzione, che non necessariamente esclude la prima, ricade sull’ottimo Rodrigo De Paul, autore di una serie di stagioni da protagonista a Udine e adesso maturo per fare il salto in una big. La richiesta dei Pozzo si aggira tra i 35-40 milioni e la concorrenza di squadre come l’Atletico Madrid, nonché l’intermediazione di Raiola, rendono più complicato trovare una quadra. L’inserimento di Hauge nella trattativa potrebbe essere una carta da giocare per i rossoneri, tuttavia, sarebbe un peccato non inserire una clausola di “recompra”.

Sogno

Infine ci sarebbe la suggestione, il sogno: Paulo Dybala. La richiesta di 10 milioni di stipendio dell’argentino è decisamente elevata per le casse del club. Se però Elliot, in accordo con la parte sportiva, decidesse di farne il grande colpo della rinascita optando per uno sforamento all’interno del tetto ingaggi capeggiato da Ibra con i suoi 7 milioni bonus inclusi, non sarebbe impossibile. I capitali in arrivo dalla qualificazione alla Champions e il tesoretto che potrebbe ricavare il Milan dalla cessione di Calhanoglu e Castillejo, dato tra i partenti, potrebbero far materializzare il sogno. Dybala con la 10 in rossonero.

Vice Ibra o spalla di Ibra

Manca solo il centravanti che possa alternarsi con Ibra oppure giocare in coppia con lui magari in un 4-3-1-2. Olivier Giroud è l’uomo in pole position, data la scadenza del contratto con il Chelsea e la richiesta da 4 milioni per un biennale. Attaccante funzionale al gioco di qualsiasi squadra grazie alla sua capacità di giocare con questa. Mai stato un goleador, ma uomo dai gol pesanti certamente sì. Il suo ingaggio porterebbe senza dubbio esperienza internazionale e peso in attacco, specialmente nelle partite in cui Ibra non fosse disponibile, o magari in un arrembaggio finale in coppia con lo svedese.

La spalla per Ibra invece sarebbe Vlahovic nei sogni della dirigenza milanista. Classe 2000, cresciuto nel mito di Ibrahimovic, decisamente dotato di talento e in rapidissima crescita. Il prezzo fissato dal presidente della Fiorentina Commisso è alto, minimo 50 milioni. Una scommessa costosissima che però dalle parti di Milanello sono convinti possa ripagare lautamente nel tempo. Fare di Dusan Vlahovic il nuovo Shevchenko, ovviamente con le sue caratteristiche ma nel solco tracciato in passato dal Re dell’Est. Una cosa è certa, il Milan vuole tornare a far sognare i suoi tifosi, e non ci sarebbe nulla di meglio che tornare al Gran Galà del calcio europeo con un nuovo vestito modello Dybala o Vlahovic.

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