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Nessuno vuole la testa di Guardiola

Se il Napoli fosse stato quel Manchester City di sabato sera, certamente si sarebbe scatenato il putiferio tra i tuttologi del web. Si sarebbe chiesto l’esonero di Pep Guardiola, immediatamente. Molti dicono sia finita la sua era, e che il Chelsea debba ringraziare lui se ad oggi si ritrova campione d’Europa. 

Si cerca il demerito del vinto, mai il valore del vincitore. In una società sempre più liquida e veloce, è necessario additare qualcuno, così da darsi una risposta frettolosa, rapida, alle poche domande che ci si pone. E non c’è cosa più semplice che dare colpa ad un allenatore per una partita persa. “Doveva partire con X titolare; doveva cambiare Y alla fine del primo tempo”. 

I social, ed in particolare Facebook, sono un’offesa all’opinionismo da bar. Proviamo a sfatare, dunque, gli arcani del provinciale Guardiola, colui che bacia la medaglia d’argento durante la premiazione.

Modulo e formazione

Secondo molti, anzi moltissimi, gli errori più grandi sono stati quello di entrare in campo con una formazione incompleta, poiché mancava il centroavanti, ed un modulo non adatto ad affrontare il Chelsea di Tuchel.

Per spiegare la piccolezza di queste affermazioni, prenderemo in esame le partite le 21 vittorie consecutive del Manchester di quest’anno. VENTUNO. Dal 19 dicembre 2020 al 2 marzo 2021, i Citizens conquistano 63 punti su 63 disponibili. 

Partiamo con qualche numero interessante: durante questo filotto, l’allenatore di Santpedor ha utilizzato 6 moduli diversi, con una media di tre partite a modulo. Il 4-2-3-1, il 4-3-3, il 4-1-4-1, il 4-4-2, il 3-4-3 e il 3-3-1-3.

La versatilità di Guardiola non ha eguali, ed è difficile ricordare negli ultimi anni un allenatore che cambi modulo ed interpreti in relazione all’avversario da affrontare. Perché sì, cambiavano anche gli interpreti. 

Il Manchester City, in queste 21 partite, non ha MAI proposto lo stesso reparto offensivo in due gare consecutive. Ad ogni gara vi erano calciatori diversi. Nella prima di queste, vi erano Torres centravanti, Silva esterno destro, Sterling a sinistra e De Bryune trequartista. Nella seconda? Jesus al posto di Torres, Foden anziché Sterling e Mahrez a destra, con Silva trequartista. Nella terza Bernardo Silva cambia ancora posizione: ora è esterno sinistro. Nella quarta De Bryune è falso nueve. Potrei continuare fino alla 21esima. Silva in tre occasioni ricopre il ruolo del centravanti, così come Mahrez che gioca punta in due occasioni. Foden è il perno centrale d’attacco nella sfida vinta per 1-4 contro il Liverpool campione d’Inghilterra. Questa è follia? Forse. Tra tutti questi citati, manca però l’ennesima chicca: il capocannoniere della squadra. Con 17 reti, il bomber azzurro è il centrocampista Gundogan.

I numeri di Guardiola

Pep è un maestro, e sa sempre come affrontare l’avversario. Per alcuni però è ormai finita la sua era. Evidentemente questi hanno guardato con attenzione solo la finale di Champions League. E non è nemmeno certo che l’abbiano fatto. 

Sì, perché Guardiola quest’anno ha trionfato nettamente nel campionato più affascinante e complicato del mondo. Con 86 punti, si è classificato primo a +12 dal Manchester United finalista di Europa League, +17 dagli ormai ex campioni d’Inghilterra, Liverpool, e +19 dall’altra finalista di Champions League. Non solo. La sua squadra è quella che ha segnato più gol (83) e subiti meno (32). La Coppa Nazionale non fa testo? In Inghilterra sì, ed il tecnico spagnolo ne ha vinte 4 negli ultimi 4 anni. 

Guardiola è stato votato come allenatore dell’anno dalla League Managers Association. Una scelta semplice, visto che il catalano ha portato il City al terzo titolo di Premier League in quattro anni. Non basta? Va bene. Guardiola è stato nominato il miglior allenatore del secolo dal Globe Soccer Awards 2020.

La titolarità di Aguero in finale

Ultimo tasto dolente. Secondo gli esperti di calciobar, il mister doveva far partire titolare Aguero. Ciò che questi non sanno è che El Kun è stato davvero discontinuo quest’anno. Le prime tre gare di Premier League, il campione argentino le ha saltate per un infortunio al ginocchio. Nelle sfide successive, contro Arsenal e West Ham, totalizza 110 minuti totali in campo. Nelle sei gare seguenti non entra mai in campo: due volte fuori ancora per un infortunio al ginocchio, altre due volte è out per un problema alla coscia, una è in panchina e l’altra non è convocato. Le successive quattro? 31 minuti in campo.

Continuando la trafila, dalla 18esima alla 23esima (prima giornata compresa, recuperata il 20 gennaio 2021), Aguero è fuori perché positivo al Coronavirus. Torna alla 24esima e siede in panchina. Fino alla 27esima non gioca mai, se non contro il West Ham per 61 minuti. Superati i 2/3 di campionato, El Kun conta zero bonus. 

L’argentino si sveglia dal letargo il tre marzo, quando segna il suo primo gol contro il Fulham nella vittoria schiacciante per 0-3. Nelle ultime sette gare è convocato solo tre volte. Qui conta 3 gol, di cui due nell’ultima giornata a conti fatti, anche se bisogna ammettere sia stata una forte emozione, poiché El Kun saluta la sua gente, dopo un decennio spettacolare ad altissimi livelli, con una doppietta in soli 300 secondi.

In FA CUP non gioca nessuna delle 5 partite. In EFL CUP entra in campo 16 minuti in 5 gare. In Champions, infine, colleziona 146 minuti in 13 gare. Di questi minuti, la metà nella prima sfida del girone.

Gli allenatori a Napoli non vivono sogni tranquilli

Se addirittura un maestro come Pep è stato bistrattato sui social, da non allenatore del Napoli e da finalista di Champions League, bisogna chiedersi allora come un tecnico possa vivere serenamente la propria carriera in questa città. Nessuno si è salvato negli ultimi anni di Serie A partenopea. Forse Sarri, che poi ci ha messo del suo nelle peccaminose esperienze post Napoli. 

Sapete magari chi l’ha scampata? Benitez. Ma non subito né per il suo gioco spumeggiante. No, Rafa è stato apprezzato anni dopo, a conti fatti. Lo si ricorda con piacere, giustamente, per la Coppa Italia, la Supercoppa e il mercato da 10 e lode. Ma l’allenatore spagnolo è stato lodato dalla maggior parte della piazza solo anni dopo. E a far brillante ancor di più le gesta di Benitez, è stata l’illusione di un calciomercato al top nell’esperienza priva di entusiasmo targata Ancelotti. 

La verità è che all’epoca i supporters azzurri volavano sulle ali dell’entusiasmo, e pensavano che tutto fosse possibile, senza rendersi conto del miracolo sportivo di Rafa.

La verità è che i tifosotti da tastiera, al posto di Pep, l’avrebbero vinta quella finale di Champions. Alla Playstation però. 

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