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José Mourinho è già stato l’allenatore della Roma

Esattamente un mese fa la Roma annunciava Mourinho.

Lo faceva in un modo inaspettato, scuotendo la testa di tutti.
Si è pensata ad una possibile fake news, che avessero hackerato l’account della Roma o che stessero facendo soltanto un brutto scherzo. Lo stupore si era sollevato fra tifosi avversari, figuriamoci tra quelli romanisti. Proprio lui, lo Special One, quello con cui si è giocata la contesa più bella per la lotta al titolo di questo ventennio.

Dopo l’annuncio, la contentezza non poteva rimanere imprigionata nell’incredulità, ma in qualche modo doveva riversarsi al di fuori. Ed ecco che girano chiamate, messaggi, condivisione di storie e post. Il tutto, nel giro di pochi minuti. Poi in strada: macchine che suonavano ai semafori, gente che urlava “daje” come se fosse l’unica parola che conoscesse. Sembrava la fine della pandemia per l’euforia. Peccato che lo facevano tutti con le mascherine, e allora quello non poteva che essere un indizio importante.

Il giorno stesso, ma soprattutto quello successivo, nelle radio, i copioni del giorno non avevano più senso. Stracciati subito dopo l’annuncio. Con una notizia del genere, a Roma, “ci campi un mese”. E infatti, un mese dopo, ancora si parla di Mou. I canali social avevano tutti il volto del portoghese, così come i negozi. Nel giro di pochi giorni gli vengono dedicati nomi di gelati, gusto “Special One” o “Zero Zuccheri”; poi, a seguire, la sua immagine impressa nella facciata delle bottiglie di birra; poi “via José Mourinho”; i murales con lui su una “Vespa Special” o come “San José”. Un’ondata di entusiasmo mai vista prima.

Poi i giorni a seguire.

Si è delineato in poco tempo il mercato della Roma. Primo nome subito De Gea, ma poi con un Donnarumma svincolato, che fai, non te lo prendi? La difesa può anche rimanere così, tocca solo fare due chiacchiere con Florenzi per capire le se scelte. Tutt’al più, uno scambio con Szczesny, potrebbe andare bene. Il centrocampo potrebbe avere degli stravolgimenti. Peccato per Georginio Wijnaldum, ci avrebbe fatto comodo. Era quasi ad un passo, solo che poi all’appeal del Barcellona non si può rinunciare. Poi il nome di Xhaka, un ritorno di Strootman, forse un partente Veretout, fino ad arrivare là davanti con un possibile atterraggio dell’alieno Ronaldo. Beh, i presupposti ci sono: è in rotta con la Juventus, è pronto a nuove sfide, il suo procuratore è Jorge Mendes, insomma, tutto torna no? E al suo fianco, un Aguero svincolato. Barcellona anche lui? Peccato, era ad un passo.

Poi la presentazione, fantastica.
Le presentazioni anzi. Inizio giugno, metà giugno, precisamente il 17, proprio per ricordare il ventennale dal terzo scudetto, poi fine giugno, per rendere eterno un momento. Circo Massimo, Colosseo, Terme di Caracalla. Peccato che non si è scelto anche San Pietro con lui che si affacciava dal balcone in mezzo ai pellegrini venuti da tutto il mondo.

Ma ad una fase ascendente di adrenalina, come da naturale, se ne accompagna una discendente. E si sa, l’animo giallorosso è bipolare, contraddittorio, incoerente nel momento in cui esprime una propria emozione. E da che “ci porta al tricolore”, si passa al pessimismo del “non ci porta niente”.
Perché “se era buono che veniva da te”, o perché “la Roma è l’ultima occasione per rilanciarlo”.
E perché “Mourinho non è al passo con i tempi, non è aggiornato” e, soprattutto, “non ha più il pugno duro che aveva prima”.

José ancora deve prenotare un volo per Roma.
Ha mandato qualche segnale, un po’ di “applausi virtuali” sui social per complimentarsi per il derby vinto e per i traguardi raggiunti dalle ragazze della Roma, ma nulla di più. Eppure, ha già vinto e perso allo stesso tempo. È stato capace di ottenere successi e di insuccessi senza mai vederlo in panchina. Probabilmente sarà stato anche esonerato ma noi ancora non lo sappiamo.

Perché l’animo dei romanisti è così, si innalza e capitola nel giro di una stessa frase.
Esulta alla sua stessa contraddizione e applaude nel momento stesso in cui la si criticava.
Ricordo un Roma-Porto di Champions League. Era l’andata degli ottavi di finale. Uno dietro di me inveiva contro Zaniolo, decretandolo “pippa ar sugo”. Un modo alternativo per dire che non si è bravi.
Poco dopo fa doppietta e, il tifoso dietro, ha fatto più casino di tutta la curva messa insieme, osannandolo e dimenticandosi delle “carinerie” di qualche attimo prima.

A Roma sarà sempre così.
Non si è mai pazienti, ma si brucia tutti sul momento, perché l’entusiasmo è irrefrenabile. L’irrazionalità mangia la razionalità e non ci si può fare niente. Vorrei dire che magari con José, sarà diverso: l’appeal, il nome, il curriculum. Vorrei dirlo, ma non potrei. Non potrei perché sono già fioccate le incoerenze. Chi era entusiasta adesso è preoccupato. E chi era preoccupato adesso è entusiasta.

Dico soltanto che il tempo è portatore di verità.
José Mourinho è già stato l’allenatore della Roma e ancora non ha calcato il primo sampietrino.

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