was successfully added to your cart.

Carrello

Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

Il potere dei procuratori sportivi sul sistema calcio

Il potere dei procuratori sportivi sul “sistema calcio” è aumentato in modo esponenziale negli ultimi 25 anni. I calciatori hanno acquisito nel tempo sempre più potere contrattuale e la possibilità di impugnare il coltello dalla parte del manico nelle trattative per settimane, mesi, se non vengono accontentate le loro richieste. Il caso Donnarumma e Raiola ne è l’esempio più lampante. Il Milan ha scelto di non alimentare questa “tendenza”, con il plauso generale dell’ambiente, ma ha perduto un capitale cresciuto nel settore giovanile per le pretese del giocatore e del suo procuratore sportivo.

Tutto ciò accade almeno dal 1995, l’anno della ormai storica sentenza Bosman, che prende il nome da un altrimenti sconosciuto calciatore belga. Nel 1990 Jean-Marc Bosman giocava in Belgio nel Royal Fc Liegi, ma in quello stesso anno il suo contratto era in scadenza. Accordatosi durante la stagione personalmente con il Dunkerque, questi, per ottenere il calciatore avrebbe dovuto versare un indennizzo al Liegi. Le due società non trovarono mai la quadra dell’operazione e Bosman rimase fermo nella terra di nessuno, senza poter giocare. Decise dunque di sottoporre la questione alla Corte di giustizia dell’Unione Europea, che nel 1995 gli diede ragione.

La sentenza della Corte decretò che il sistema fino ad allora in vigore nella compravendita dei calciatori ledeva il diritto dei lavoratori alla libera circolazione, almeno in ambito comunitario. Ecco che nasce la definizione “parametro zero”. Ecco il peso dei procuratori sportivi aumentare esponenzialmente.

La tripla rappresentanza

Si scrive “tripla rappresentanza”, si legge conflitto di interessi. Formalmente proibito dal codice etico della Fifa, ufficiosamente è la consuetudine. Secondo il Cies, Centro studi internazionale sullo sport, al cui interno esiste un dipartimento interamente dedicato all’analisi dell’economia sul sistema calcio, in un report riservato destinato alla Uefa viene evidenziato «il conflitto di interessi al centro» del calciomercato. Da un lato le richieste del calciatore, dall’altro le offerte delle società interessate. Al centro il procuratore sportivo che oltre agli interessi del giocatore tratta anche quelli delle squadre potenziali acquirenti e venditrici, da cui percepisce a sua volta delle commissioni.

La stessa Fifa in una nota di gennaio 2020 descrive l’attuale sistema di rappresentanza agente-calciatore come governato «dalla legge della giungla». Non a caso la volontà della Fifa di ritornare a un modello in cui i procuratori possano rappresentare al massimo due parti all’interno delle trattative, sta portando a scontrarsi la Federazione del calcio mondiale e gli agenti più influenti e ricchi del momento. La figura del procuratore sportivo nel sistema calcio, dati alla mano, è fuori controllo.

Chiunque può rappresentarti, anche tua moglie

Le regole del settore di rappresentanza, quello che dovrebbe gestire i trasferimenti dei calciatori e i soggetti che li rendono possibili, sono cambiate più volte negli anni. L’ultima novità è arrivata nel 2015 quando l’organo di controllo del calcio mondiale demandava a ciascuna associazione calcistica nazionale la regolamentazione del ruolo degli agenti. Il più classico me ne lavo le mani da parte di Blatter e compagni di merende. Da allora non è più necessario possedere il patentino di agente, che di fatto assumeva il ruolo di intermediario, e chiunque poteva presentarsi come tale, anche tua moglie. Memento Inter e Wanda Nara.

È quantomeno curioso come le stesse ragioni che portarono la Fifa a una deregulation sei anni fa (limitare il conflitto di interessi, prevenire evasione fiscale e riciclaggio) sono le stesse alla base di una nuova riforma, in corso di sviluppo in questi mesi, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo anno. Segno che le misure fin qui implementate, e poi rimosse, hanno fallito.

I procuratori fanno fronte comune

Nel 2019, pre-crisi Covid 19, considerando solo i trasferimenti internazionali il mercato valeva 7,4 miliardi di dollari, contro i 2,7 del 2012. Il record di spesa spetta alla Premier League inglese, con 304 milioni di euro versati per i compensi ai procuratori sportivi. Nello stesso anno, tra commissioni e premi, la Serie A ne ha invece spesi 188. In vista della discussione per la nuova regolamentazione, per dare maggiore impulso all’azione di lobbying, alcuni di loro si sono riuniti in un’associazione registrata in Svizzera. Il nome di questa “alleanza” tra agenti è The Football Forum e comprende i pezzi da novanta del settore.

Ideatore e presidente è Mino Raiola. Tra i vicepresidenti figurano i proprietari della prima e della seconda agenzia sportiva al mondo: Jonathan Barnett (ICM Stellar Sports) e Jorge Mendes (Gestifute), oltre al tedesco Roger Wittmann. Lo scontro tra Fifa e The Football Forum è aperto, e si consuma attorno a due punti cruciali compresi nel nuovo regolamento: il limite al compenso percepito dai procuratori e l’obbligatorietà di rappresentare un solo soggetto nella trattativa, o al massimo due (calciatore e club acquirente) se entrambi le parti concordano.

Eppur qualcosa si muove

Quello dei procuratori sportivi è un mercato dove i contratti più ricchi sono in mano a pochissimi, e solo questi hanno accesso ai top club. Un rapporto di esclusività che impone una riflessione sugli slogan di “equità” e “competizione leale” sbandierati dalla Fifa. Le società élite del calcio europeo e mondiale si piegano a queste pratiche per non perdere competitività nei confronti dei club rivali in un mercato altamente deregolamentato. Parola del Cies. Fortunatamente esistono persone come Philippe Renz, avvocato svizzero e fondatore di Sport 7, agenzia per la gestione delle carriere sportive che dal 2017 punta a eliminare il conflitto di interessi nel sistema calcio.

«La Fifa è il primo soggetto responsabile dell’illegalità che intercorre tra club e agenti, un’organizzazione che continua a nascondere e perpetuare queste pratiche così da favorire una certa élite del calcio mondiale…La prova di tutto ciò è proprio questa proposta di riforma del ruolo degli agenti da parte della Fifa».   Philippe Renz.

Sport 7 sostiene che la soluzione sia una sola: riportare i procuratori sportivi al loro ruolo originario di meri curatori degli interessi di un calciatore e proibire loro di fungere da intermediari per i club. È possibile farlo, e la Royal Belgian Football Association in Belgio lo ha dimostrato introducendo dal 1 luglio 2020 un nuovo regolamento che impone il divieto della “doppia rappresentanza”. Nel 2007 ci fu un tentativo anche da parte della federazione inglese, ma dopo un anno mezzo dovette cedere alle pressioni dei club più ricchi e fare un passo indietro. Il ricatto silenzioso dei procuratori provocò lo spostamento del mercato d’oltremanica altrove, preferendo di fatto quelli che avrebbero pagato i loro servigi e offerto contratti più alti ai propri clienti.

E poi c’è De Bruyne

E poi c’è Kevin De Bruyne, che ha da poco esteso il proprio legame con il Manchester City fino al 2025. Anziché lasciar il proprio destino nelle mani di un procuratore sportivo e dei suoi capricci o strategie, il centrocampista belga ha optato per una soluzione inedita. De Bruyne ha affidato ad alcuni data analyst il compito di raccogliere tutti i dati sul suo rendimento, poi, ha sottoposto il report direttamente ai dirigenti del club. Ricevute garanzie sulla progettualità della squadra e quanto a lungo potrebbe ancora rientrare nei piani del City, ha rinnovato per altri 4 anni a cifre più alte rispetto al precedente contratto. Con strategia e dati oggettivi ogni giocatore potrebbe essere padrone del proprio destino. Alcuni però preferiscono dire «Faccio quello che mi dice Mino». Ma questo è il mondo: ci sono i De Bruyne e ci sono i Donnarumma.

Lascia un commento