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Bernardeschi per Politano è il trionfo del gruppo sul singolo

Bernardeschi dentro, Politano fuori. Sono passati pochissimi giorni dalle convocazioni ufficiali di Roberto Mancini per Euro2021 e la scelta, quella di lasciare l’esterno del Napoli all’ombra del Vesuvio preferendogli il toscano della Juve, è stata la più criticata. Complotto, sudditanza, beffa della meritocrazia, semplicemente una vergogna, il perché sarebbe meglio non seguire la Nazionale in una sola decisione. L’Italia intera, o meglio, una città su tutte, Napoli, si è indignata.

Nei tempi della pandemia siamo stati un po’ tutto. I social hanno permesso ad ognuno di avere voce in capitolo e di vedere quella voce, spesso, da cerchie più o meno ristrette riconosciuta e condivisa. Warhol parlava di 15 minuti di celebrità che in futuro ognuno avrebbe avuto. Bene o male, ognuno li ha spesi a suo piacimento e nella veste che preferiva: quella del virologo, del politologo, dell’esperto costituzionale, di diritti umani e/o internazionali. I panni cambiavano a seconda del vento, ma le passioni, l’indole, si sa, non si possono ammainare, né relegare ad un piano inferiore. Siamo santi, poeti e allenatori, e fortuna siano arrivati gli Europei a ricordarcelo. Bernadeschi dentro, Politano fuori. Corriamo a prendere lavagne e statistiche, il Paese ha bisogno di noi.

Il Paese ha bisogno di qualcuno che se ne intenda davvero, perché se Roberto Mancini ha compiuto questa scelta anche lui, nonostante gli azzurri abbiano messo in fila 10 vittorie su 10 nel girone di qualificazione e 25 partite consecutive senza sconfitta dall’ottobre del 2018, di calcio non ci capisce niente ed/o è l’ennesimo servo del sistema che ha preferito lasciare a casa un “ultimo” per un “sabaudo”. Non ha nessuna rilevanza il fatto che questa Nazionale in tre anni abbia accolto circa 60 volti diversi e si avvii ad una competizione prestigiosa, forse per la prima volta, senza i cosiddetti blocchi delle grandi squadre.

Bernardeschi dentro e Politano fuori è uno scandalo. Roba da pazzi, basta guardare la stagione appena conclusa per capirlo. Anche un bambino avrebbe scelto il napoletano.
Il suo rendimento è stato positivo anche quando la squadra di Gattuso era in difficoltà di uomini da schierare in attacco, ha fatto anche il falso nove. 50 presenze, 12 gol e 5 assist totali per lui in un’intera annata. 37 partite giocate su 38 in campionato, restando in panchina solo contro l’Udinese. Ma di cosa stiamo parlando? Di Bernardeschi?

Di un giocatore rimasto ai margini della rosa di Pirlo praticamente per tutta la stagione? Per lui 39 presenze, ma in 1.445′ giocati, soli 3 assist e 0 gol. Titolare in 9 gare su 38 in campionato giocando solo 85′ nelle ultime 10 partite di campionato. In Champions è stato invece titolare solo contro il Ferencvaros, ha giocato solo in Coppa Italia, dove è sceso in campo da titolare in tutte le partite, tranne che la finale (giusto per farvi capire il suo peso specifico).

E alla fine agli Europei chi ci va? Bernardeschi o Politano? Bernardeschi. C’è un disegno per forza. E, invece, no. Bernardeschi per Politano, è un scelta sensata, una scelta tecnica, tattica, razionale. Un scelta di Roberto Mancini, che a differenza dei social Ct, Ct lo è sul serio, tanto da aver creato lui il gruppo che andrà ad Euro2021. Tanto da aver preso lui in carico una squadra che veniva dalla più grossa disfatta negli ultimi 60 anni azzurri (la debacle con la Svezia la ricordate?) rendendola una delle favorite alla prossima competizione tra le migliori selezioni Europee. Tanto che avrà anche il diritto di compiere una scelta del genere, che poi, a dirla tutta, meraviglia anche poco.

Matteo Politano, prima di scendere in campo e segnare una doppietta col San Marino, aveva giocato la sua ultima partita con l’Italia nel marzo del 2019. Da quel momento l’Italia, in totale, ha giocato ben 20 partite di cui l’esterno azzurro ha preso parte solo all’ultima (contro San Marino), saltando difatti tutto il percorso azzurro tra Nations League e Qualificazioni agli Europei per mancata convocazione.

L’altro, invece, Federico Bernardeschi ha avuto un peso specifico nel nuovo corso di Mancini, convocato sempre per le suddette Nations League e qualificazioni agli Europei. L’esterno della Juve dal novembre 2020 in poi, in percentuale ha giocato più in Nazionale che a Torino, totalizzando 6 presenze nelle ultime 7 partite dell’Italia di cui 4 partendo da titolare. Le parole uscite di bocca a Mancini dopo la partita con San Marino sono state per lui più che un’investitura: “Federico ha sempre fatto bene qui, è uno di quei ragazzi che ci ha aiutato a qualificarci. È una certezza”. Certezza tanto da concedergli anche la fascia da capitano in quella partita, dove il ragazzo di Firenze ha fatto bene.

E Bernardeschi ha fatto bene in questa Nazionale di continuo, bene nel suo ruolo ma pure come finto nove, a Genova contro l’Ucraina con Chiesa-Berna-Insigne: quel giorno iniziò il percorso tattico dell’undici di Mancini, col doppio play e il recupero palla immediato. Bernardeschi è stato, e sarà, a totale disposizione di Roberto Mancini. Esterno destro o sinistro, mezz’ala o anche addirittura terzino sinistro. Politano ha fatto bene nel Napoli, ma è un uomo che parte da destra e salta l’uomo e vale poco in una squadra che ha già Berardi e Chiesa.

Bastano queste poche righe sul percorso dei due in azzurro negli ultimi anni per capire la scelta di Mancini? Per capire su cosa abbia fatto leva il Ct per costruire questa Nazionale? Basterebbe a capire che c’è un gruppo, un gruppo che ha trascinato il gruppo squadra agli Europei 2021, che il gruppo viene prima dei singoli e che i singoli che fanno gruppo vengono prima degli altri. Sembra complicato ma non lo è.

In Nazionale contano le regole e la continuità, la struttura e la gerarchia che ti costruisci col tempo. Pezzo su pezzo, come mattone su mattone, ogni elemento ha il suo posto nell’impalcatura generale. Quella impalcatura più che la cifra tecnica assoluta ti permette di andare avanti o meno nella competizione. Abbiamo visto Nazionali piene zeppe di campioni, arrivare da nessuna parte. Il Brasile per anni avrebbe dovuto vincere prima di giocare. L’Inghilterra ha avuto un centrocampo con Gerrard, Lampard, Scholes e Beckham in campo allo stesso tempo e non trionfa dal ’66. Quelle squadre erano un accozzaglia di singoli, non avevano un anima comune. Gli azzurri di oggi ce l’hanno, ci sono 26 ragazzi che condividono un rapporto speciale tra di loro e nella costruzione di questo rapporto il lavoro del ct finora è inattaccabile. Forse possiamo fare tutto tranne che criticare le sue scelte.

Abbiamo una squadra pronta, completa, con idee e capacità, curata in ogni dettaglio in un periodo lungo tre anni. Un periodo lungo il quale si è badato alle necessità e non ai risultati. Bernardeschi per Politano non è stata l’eccezione alle regole di questo nuovo corso azzurro.

P.S. Esercizio per quelli che continueranno a parlare di sudditanza, meritocrazia e disegni in merito alla scelta Bernardeschi-Politano.
Usate i vostri capisaldi per spiegare le scelte di Deschamps, Southgate e Luis Enrique.
Il primo ha preferito Zouma, centrale non centralissimo nel Chelsea di Tuchel, ad Upamecano, forte difensore del Lipsia acquistato per 42,5 milioni dal Bayern, Digne (qualcuno lo ricorda sciagurato a Roma) a Theo Hernandez (miglior terzino della Serie A), e Tolisso (solo 24 presenze al Bayern) a Camavinga, Aouar o Ndombele.

Il Ct inglese invece ha tenuto fuori Wan-Bissaka, uno dei migliori terzini destri al mondo, e quando Alexander-Arnold ha lasciato il ritiro per infortunio ha preferito rimpiazzarlo con Ben White, 23enne del Brighton, anziché ricredersi sul forte esterno dello United autore di 54 grandi presenze in stagione.

A chiudere Luis Enrique che ha lasciato a casa Sergio Ramos e Saul Niguez. Il primo, completamente recuperato dall’infortunio, ha fatto spazio a Laporte, centrale del City (solo 16 presenze in Premier League per lui questo anno). Il secondo (valutazione di mercato 55 milioni, corteggiato da mezz’Europa) tuttocampista cholista fresco vincitore della Liga con l’Atletico non ha trovato nemmeno le pre-convocazioni, e si è visto scavalcare da Fornals, Mendez e Soler tra i giocatori pre-allertati alla sostituzione di Busquets.

Suggerimento, tenete bene a mente il principio del gruppo, può aiutarvi nello sviluppo.

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