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La vicenda Romero

È agosto inoltrato, ed il Napoli deve vendere a tutti i costi Arkadius Milik. Il rapporto tra il polacco e la società è ormai insanabile. La Juventus lo corteggia da mesi, il trasferimento è gradito dal numero 99, ma l’accordo con De Laurentiis non sembra decollare. Il pallino del patron azzurro è Bernardeschi. I bianconeri offrono Cristian Romero, 22enne argentino in forza al Genoa. Sui social esplode il putiferio tra i supporters partenopei: nessuno vuole Romero, tantomeno Bernardeschi. 

L’esterno d’attacco non è una priorità. In casa vi sono già Politano, Insigne e Lozano. In più, il 26enne di Carrara rifiuta categoricamente l’azzurro. ADL del difensore argentino non ne vuole proprio sapere. Forse non piace nemmeno a Gattuso. Gli azzurri puntano ad un esterno d’attacco evidentemente, anche perché l’alternativa a Bernardeschi è Under della Roma. Niente da fare. Il turco passa al Leicester nel mese seguente, Berna rimane a Torino.

Qualche sospetto però circolava, perché Romero ad una minoranza piaceva. Le due grandi stagioni in rossoblù portarono il suo cartellino ad alzarsi di circa 10 milioni. Arrivato a Genoa nel mercato estivo del 2018, l’argentino costava 4 milioni. Nell’agosto del 2020 ne valeva 15. Com’è che un amante delle plusvalenze come il presidente del Napoli si è fatto sfuggire un campioncino del genere? Non piaceva evidentemente. Gli azzurri avevano già Rrahmani e Maksimovic come alternative a Manolas e Koulibaly. 

Ed ecco che la squadra italiana che più punta al settore giovanile si fionda sul difensore bianconero. L’Atalanta decide di puntare sul giovane: 2 milioni per un prestito biennale con diritto di riscatto fissato a 16 milioni. Oggi il Manchester United ne offre 45, ed i nerazzurri rifiutano senza pensarci due volte.

La grinta che Romero porta con sé in campo è rara da trovare sui campi di Serie A. È forte fisicamente, veloce ed eccezionale nell’anticipare l’attaccante avversario. Dalla grande tecnica, lo si è visto spesso anche in attacco. Conta infatti 2 gol e 3 assist. Il primo giugno 2020 Romero vince il premio come miglior difensore del nostro campionato, surclassando i tre perni campioni d’Italia, De Vrij, Skriniar e Bastoni. 

È stato servito su un piatto d’argento e De Laurentiis, col suo staff, non ha captato l’odore dell’affare. Nemmeno la Juventus ci ha creduto. Questo vuol dire che l’exploit di Romero è stato inaspettato? Assolutamente no. Le grandi doti del calciatore erano chiare, anzi chiarissime. Se poi lo si vuole giudicare senza averlo mai visto attentamente, allora non c’è da meravigliarsi. Anche perché siamo abituati a questo sui social. In più, se non fosse un calciatore dalle grandi aspettative, non sarebbe stato acquistato dall’Atalanta, che da tre anni a questa parte gioca il calcio più bello d’Italia.

Al contrario, per fare un esempio, c’è anche chi ci ha visto lungo ed è riuscito a rifiutare scambi che si sarebbero rivelati clamorosi. Nel luglio 2019, la Roma ha proposto Javier Pastore al Milan per il cartellino di Suso. L’idea rossonera era quella di cedere l’attaccante, e non dispiaceva poi così tanto il fantasista argentino, anche dopo la stagione deludente nella città capitolina. Secondo gli esperti, si trattava semplicemente di un’annata sfortunata, tra infortuni al polpaccio e ruoli non adatti al suo tipo di gioco. Dopo qualche giorno di tentennamento, Maldini e Boban rifiutano lo scambio. Scelta giustissima, anche perché Suso è stato venduto sei mesi dopo al Siviglia. Nelle casse del Milan sono entrati 24 milioni. La fine del povero Flaco, invece, la conosciamo tutti.

Ma la morale qual è? È che si vuole sempre il “nome”, quando poi la storia recente ci insegna altro. Ma chi conosceva davvero i vari Koulibaly e Mertens? Si criticò l’acquisto di Jorginho che giocava nel nostro stesso campionato, perché nessuno aveva mai visto un’intera partita dell’Hellas.

La città di Napoli esplose con l’acquisto di Inler, solo perché lo svizzero indovinò un gol dalla distanza al San Paolo da avversario, prodezza mai più vista con la casacca azzurra. La storia è sempre la stessa, ed il tifoso azzurro, come dicono i Maneskin, vincitori di Sanremo e dell’Eurovision, “parla, ma non sa di che cosa parla”.

Viene in mente, dunque, la conferenza stampa di Kolarov alla vigilia della sfida col Real Madrid in Champions League. Il serbo, allora alla Roma, risponde ad una domanda del giornalista. Senza peli sulla lingua, Kolarov risponde che non deve promettere la vittoria a nessuno, tantomeno ai tifosi che di calcio ne capiscono veramente poco. 

“Il tifoso deve essere consapevole che di calcio capisce poco, non deve parlare di tattiche. Qui a Roma si parla tanto, si spreca il fiato e alla fine non si dice nulla”.

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